Eccomi in ufficio, una mezzoretta prima del solito. Ho riniziato ad andare a correre la mattina presto, anche se per ora è solo una veloce camminata. Vado con una ragazza che ho conosciuto al banco surgelati dell’Ipercoop, a pelle ci siamo prese subito. Siamo così diverse! Seppur coetanee lei ha lo stesso ragazzo da quando aveva 13 anni e a 19 si è sposata e a 21 ha fatto un bimbo. E ora alla soglia dei 30 ha una vita estremamente lineare. Stamane le ha telefonato perfino la suocera che lei chiama “mamma”. Qui mi chiedo dove sbaglio, dato che le poche suocere che ho avuto, ad eccezione di una, mi avrebbero volentieri messo una mela in bocca ed arrostita in forno insieme al maialino la domenica a pranzo. Forse perchè io non sento nessun istinto materno, la mia preoccupazione quotidiana è fare carriera meritatamente e definire il mio posto in questo mondo. (Ed allo stato attuale delle cose, possibilmente trovarmi anche il principe azzurro.) Però anche io sono romantica, dolce e ho sempre trattato i figli immeritatamente come dei Re. E quando dico Re, dico Re. Perchè nonostante lavoravo 10 ore al giorno fuori casa, hanno sempre trovato i loro piatti preferiti a cena. Perchè nonostante ero stanca morta, hanno sempre trovato biancheria pulita nel cassetto, anche se non perfettamente stirata. Perchè nonostante il loro egoismo, si faceva l’amore tutti i giorni, mattina e sera. Perchè nonostante mi alzassi presto per andare in ufficio, si sono sempre risvegliati con la colazione a letto e l’odore dei muffin appena sfornati. Per questo mi chiedo cosa ho sbagliato.

Anzi, sinceramente, non me lo chiedo nemmeno più.

Ma la rassegnazione, alla mia età, è qualcosa di ingiustamente brutto.

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